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Quale è l’ultima volta che avete tradito il social media marketing?

19 settembre 2010

Ogni tanto tradiamo i social media, e lo facciamo come Giuda, baciandoli sulla guancia, dimenticando la motivazione della nostra scelta e perdendo il senso della loro natura.

Quando pensiamo di costruire la nostra presenza on-line con un budget irrealistico, tirando giù sul prezzo del sito che incorpora il blog e magari anche una piattaforma di e-commerce o di popolare la pagina di Facebook con un sistema semiautomatizzato che ci garantisce likers in target. Ah ah ah…

Quando pretendiamo risultati in pochi mesi, a fronte di contenuti irrilevanti per i potenziali consumatori e magari anche abbinati a considerevoli barriere di ingresso sul nostro sito che presenta una usabilità vintage anni ’90. Vedi sopra.

Quando pensiamo che possiamo farlo in casa, con un pugno di stagisti che bloggano a poco prezzo e un social media manager che chiamiamo come un pizza delivery. Tempo e denaro sprecati, reputazioneonline  così così, ma grande frustrazione per una cosa che ovviamente non funziona. E di chi è la colpa?

Quando, come quelli che la sanno lunga, ci dimentichiamo di ascoltare la rete, perché non abbiamo tempo che ormai dedichiamo a preparare la prossima conferenza o scrivere delle social media policy su come usare Twitter. Che non abbiamo usato da una settimana.

Quando pensiamo che i social media siano un media-buy, qualcosa che si può acquistare come un banner pubblicitario e un video virale sia uno spot che fa ridere e che costa meno. Un albero che cade nella foresta.

Quando riusciamo ad andare in TV, magari per un servizio giornalistico, qualche minuto di gloria e pensiamo “ce l’ho fatta, questa è la mia miglior campagna, non ho bisogno del web 2.0, che è pur sempre un ripiego perché non ho abbastanza budget per fare lo spot”. Un vero bacio di Giuda.

9 commenti leave one →
  1. 19 settembre 2010 23:37

    Un post che dovrebbero leggere in tanti. Veramente.
    Quello che non so giudicare è se sia una situazione tipicamente italica o se anche il resto del mondo sia ancora “ancorato” a certe abitudini.

    PS
    “Qual è”, senza apostrofo.🙂

    • 20 settembre 2010 09:31

      “Sante parole”… – tanto per rimanere in tema biblico -…quasi uno sfogo garbato questo o meglio, un raffinato segnale di riflessione che invita a far riflettere chi (inserzionista/azienda) richiede una proposta o riceve una proposta di collaborazione da parte di esperti del settore e poi adduce le solite scuse per non mettersi in gioco ed affidarsi a professionisti….

    • Giorgio Ghersi permalink
      20 settembre 2010 22:13

      …ottimo!
      “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate” nel day-by-day della piccola (/media) azienda che cerca di stare al passo coi tempi (deve!).

      Forse la traduzione fornita qua` (http://link.baia-network.org/profiles/blogs/the-vices-we-incur-in-social) potra` darci un po’ di feedback internazionale.

  2. 20 settembre 2010 22:21

    Ma quanto sono d’accordo. C’è da dire anche che si tradisce sapendo di tradire. Finchè il messia è accolto dai palmizi tutto bene, alle prime avvisaglie di processo però…

  3. chiara permalink
    21 settembre 2010 11:24

    uao. un quadro perfetto della situazione attuale. lo dico da stagista, molto fortunata, che si occupa di social, cerca di capirne di più e che ha alle proprie spalle persone che ne hanno (quasi) capito l’utilità!

    grazie dell’articolo!

  4. 4 ottobre 2010 10:03

    Bravo Marco, approvo pienamente. Ora la parte difficile è vedere come andare avanti!

  5. 26 ottobre 2010 16:39

    …tutto vero, questi sono i vizi ricorrenti…ma per quanto riguarda la parte (pro)positiva?
    Sarei felice di leggere anche qualche suggerimento sul “cosa fare”🙂
    Attendo fiducioso

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