Quale è l’ultima volta che avete tradito il social media marketing?
Ogni tanto tradiamo i social media, e lo facciamo come Giuda, baciandoli sulla guancia, dimenticando la motivazione della nostra scelta e perdendo il senso della loro natura.
Quando pensiamo di costruire la nostra presenza on-line con un budget irrealistico, tirando giù sul prezzo del sito che incorpora il blog e magari anche una piattaforma di e-commerce o di popolare la pagina di Facebook con un sistema semiautomatizzato che ci garantisce likers in target. Ah ah ah…
Quando pretendiamo risultati in pochi mesi, a fronte di contenuti irrilevanti per i potenziali consumatori e magari anche abbinati a considerevoli barriere di ingresso sul nostro sito che presenta una usabilità vintage anni ’90. Vedi sopra.
Quando pensiamo che possiamo farlo in casa, con un pugno di stagisti che bloggano a poco prezzo e un social media manager che chiamiamo come un pizza delivery. Tempo e denaro sprecati, reputazioneonline così così, ma grande frustrazione per una cosa che ovviamente non funziona. E di chi è la colpa?
Quando, come quelli che la sanno lunga, ci dimentichiamo di ascoltare la rete, perché non abbiamo tempo che ormai dedichiamo a preparare la prossima conferenza o scrivere delle social media policy su come usare Twitter. Che non abbiamo usato da una settimana.
Quando pensiamo che i social media siano un media-buy, qualcosa che si può acquistare come un banner pubblicitario e un video virale sia uno spot che fa ridere e che costa meno. Un albero che cade nella foresta.
Quando riusciamo ad andare in TV, magari per un servizio giornalistico, qualche minuto di gloria e pensiamo “ce l’ho fatta, questa è la mia miglior campagna, non ho bisogno del web 2.0, che è pur sempre un ripiego perché non ho abbastanza budget per fare lo spot”. Un vero bacio di Giuda.






Un post che dovrebbero leggere in tanti. Veramente.
Quello che non so giudicare è se sia una situazione tipicamente italica o se anche il resto del mondo sia ancora “ancorato” a certe abitudini.
PS
“Qual è”, senza apostrofo.
“Sante parole”… – tanto per rimanere in tema biblico -…quasi uno sfogo garbato questo o meglio, un raffinato segnale di riflessione che invita a far riflettere chi (inserzionista/azienda) richiede una proposta o riceve una proposta di collaborazione da parte di esperti del settore e poi adduce le solite scuse per non mettersi in gioco ed affidarsi a professionisti….
…ottimo!
“Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate” nel day-by-day della piccola (/media) azienda che cerca di stare al passo coi tempi (deve!).
Forse la traduzione fornita qua` (http://link.baia-network.org/profiles/blogs/the-vices-we-incur-in-social) potra` darci un po’ di feedback internazionale.
Ma quanto sono d’accordo. C’è da dire anche che si tradisce sapendo di tradire. Finchè il messia è accolto dai palmizi tutto bene, alle prime avvisaglie di processo però…
uao. un quadro perfetto della situazione attuale. lo dico da stagista, molto fortunata, che si occupa di social, cerca di capirne di più e che ha alle proprie spalle persone che ne hanno (quasi) capito l’utilità!
grazie dell’articolo!
Bravo Marco, approvo pienamente. Ora la parte difficile è vedere come andare avanti!
alessandro… chi la dura la vince
…tutto vero, questi sono i vizi ricorrenti…ma per quanto riguarda la parte (pro)positiva?
Sarei felice di leggere anche qualche suggerimento sul “cosa fare”
Attendo fiducioso
andrea ciao
sono “vizi necessari” che fanno parte di un percorso, descritto negli altri post… in particolare dai un oicchio al post sulla “nostra vendemmia” http://thegoodones.wordpress.com/2010/09/05/la-vendemmia-di-tgo-un-bilancio-del-nostro-social-media-marketing/ ci sono risultati postivi e concreti di più di un anno di lavoro.