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Albero di Luce: la storia di un diverso modello di comunicazione sui social media

4 Novembre 2009 · Lascia un Commento

techne

 

 

 

 

 

 

 

Per TheGoodOnes l’Albero di Luce non è solo un’installazione di arte cinetica ma costituisce un progetto creativo e di comunicazione che si  svolge con la storia della sua realizzazione, raccontata attraverso i social media, e un evento, un’esperienza fisica, quando susciterà meraviglia e ammirazione nei Milanesi.

Un progetto di comunicazione dove prodotto e messaggio vivono in continuità, a tutti gli effetti. Il risultato concreto dell’applicazione della téchne; un modello di lavoro che non distingue tra arte, tecnica e scienze e  che si avvale del contributo di tutti coloro che sono coinvolti nella produzione. Ognuno con le proprie competenze per raggiungere un alto livello di espressione. Per noi di TheGoodOnes si tratta di adottare una comunicazione  fatta da gruppi di lavoro eterogenei, in un processo continuo tra strategia, creatività, aziende e consumatori, dove differenti voci intervengono nello sviluppo del messaggio, quello che ormai chiamiamo “voce sociale della marca”. Un processo ben diverso da quello tradizionale del marketing e della comunicazione che si accentra sulla “paternità creativa”.

Questo processo, che applichiamo in ogni programma di social marketing per ogni nostro partner, trova in Albero di luce la sua massima espressione in quanto la sua realizzazione e la sua comunicazione richiedono il confluire di numerose capacità: ideative, espressive, linguistiche, tecnologiche, illuminotecniche ed elettroniche, ingegneristiche, meccaniche, strategiche, comunicative e creative…

Andate sul blog o su facebook per conoscere la Factory (il gruppo di lavoro) e seguite giorno dopo giorno la storia delle persone che contribuiscono alla realizzazione dell’Albero di Luce. E anche voi sarete d’accordo con Antonio Barrese quando dichiara che “la qualità dell’arte corrisponde alla qualità del lavoro”.

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Le idee delle persone sono i contenuti di comunicazione delle aziende. Anzi, i contenuti di relazione.

26 Ottobre 2009 · 1 Commento

 
Sfoglino a  Domicilio

 

 

 

 

 

 

Spesso gli operatori del mercato della comunicazione credono di trovare esclusivamente nelle “applicazioni di facebook” e nei “video di youtube” i mezzi per esprimere la Loro Creatività e i modi di fare comunicazione virale, spesso dimenticano che una buona “campagna di relazione” si fonda innanzitutto sull’osservazione delle dinamiche sociali e nel passaparola delle persone.  

Noi crediamo che Creatività sia comprendere e utilizzare gli insight degli influenzatori e i driver delle discussioni per poi dopo realizzare un video o un’applicazione o più semplicemente fare una buona domanda da veicolare in gruppi mirati su Facebook, Linkedin, Friendfeed e Twittter. 

Grazie ai feedback che abbiamo ottenuto in seguito al lancio di Prestiamoci nei social network, il sentimento che le donne rappresentassero un elemento fondamentale nello sviluppo di nuove forme imprenditoriali innovative e flessibili, ha trovato ampiamente conferma. Le donne conoscono bene il valore di una comunità – sia reale che virtuale – e hanno capito come sfruttare in modo sinergico la loro innata capacità di risolvere i problemi e le opportunità offerte dai network (date un’occhiata al precedente post sulle donne ipreditrici). 

È nato così il bisogno di costruire una conversazione in rete che ci permettesse di capire quali sono i progetti di imprenditoria femminile già esistenti e quali, invece, le idee – allo stato embrionale – che andrebbero sostenute.  

Abbiamo quindi posto la domanda: “Quali idee e progetti di donne e di piccole imprese al femminile vorreste contribuire a realizzare? Quali attività commerciali, professionali o artigianali meriterebbero di essere sostenute?”  

Ecco 5 buone idee: 

  • Maria Vittoria Giusti su Facebook ci fa notare la complessità dell’agenda di una mamma e suggerisce di trasformare il supporto che quotidianamente le mamme si forniscono a vicenda in un servizio: “Rete Mamme” è la sua idea a sostegno degli acquisti quotidiani, della cura per la casa, per portare i figli a fare sport, per recuperare babysitter affidabili.
  • Su LinkedIn Paola di Giacomo ci risponde così:” Esistono molti ambiti interessanti secondo me nel commercio equo e solidale ad es.: certificazione dei prodotti, scambi di vario tipo e creazione di punti vendita alternativi. (…) Inoltre, c’è molto da fare nell’ambito della comunicazione sociale e dell’integrazione sociale: perchè non creare centri per accogliere gli stranieri dove si impara loro la lingua, le regole del nostro paese etc.?
  • Un ulteriore spunto ce lo fornisce un uomo, Graziano Zanacchini che attraverso Facebook offre il servizio “Sfoglino a Domicilio“, una passione trasformata in un’ottima idea imprenditoriale. Graziano consegna a domicilio la sua pasta bolognese fatta a mano. Facebook è il suo spazio sociale dove, oltre a proporre il suo prodotto, riceve anche proposte di partnership per portare il servizio all’estero.
  • Un’imprenditrice francese ha fatto dei “servizi alla persona di qualità” il proprio core business e offre attraverso il suo neonato sito web  “Comme une evidence” servizi di babysittig professionale, ricevimento ospiti, pulizia della casa, gestione dell’abitazione in caso di assenze prolungate, trasloco, giardinaggio.
  • Clotilde è una ragazza laureata in psicologia che sta frequentando il corso di specializzazione in Terapia della Famiglia. Tra i suoi progetti c’è anche un ulteriore corso di formazione dai costi però, non indifferenti. Per mantenersi lavora in un call center e si è rivolta a Prestiamoci per poter sostenere i costi della sua formazione.

Le aziende non possono più prescindere da ciò che gli utenti pensano e dicono. È fondamentale ascoltare i bisogni del proprio target e personalizzare i propri servizi in base a feedback reali. E noi crediamo che “storytelling” significhi personificare i valori dell’azienda e, soprattutto, dare voce alle persone con cui vogliamo dialogare.

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“Social Art, la forma della ragione” un’esposizione permanente alla TheGoodOnes Gallery

18 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Il Manifesto del Laboratorio Creativo (IED Comunicazione) - Marco Marozzi, Francesco. Bordin, Nicolò Spezia - 2006

Il Manifesto del Laboratorio Creativo (IED Comunicazione) - Marco Marozzi, Francesco. Bordin, Nicolò Spezia - 2006

Strategie di sviluppo, mappe mentali, cornici concettuali, schemi, manifesti, codici, istruzioni all’uso … le razionali chart si mescolano all’arte grafica dei designer e degli artisti e, bene rappresentano come nei social media il processo strategico è continuo e indissolubile da quello creativo.

Mentre scandagliavo il mio hard disk ho ritrovato il “Il Manifesto del Laboratorio Creativo” con cui nel 2006, insieme ai giovani talenti di IED Comunicazione, abbiamo enunciato e rappresentato nei baffi del toy cat 6 principi guida per trovare nuovi linguaggi e sviluppare nuove creatività progettuali: 1. Guardati meglio attorno 2. Rispetta ogni individuo 3. Racconta delle storie 4. Diffondile esponenzialmente 5. Fai la differenza 6. Accresci l’esperienza comune.

In rete sono molti i professionisti e gli appassionati di social media che rappresentano visualmente le dinamiche sociali e i modelli partecipativi del web 2.0, cosi abbiamo cominciato a collezionare in questa “galleria”quei pezzi  che più ci hanno colpito, per forma e contenuto.

La collezione di Social Art continua sul facebook e glossom… sentitevi liberi di continuare ad ampliarla con i vostri pezzi o con quelli che volete segnalarci.

 

Social Art la forma della ragione

Social Art la forma della ragione

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L’identità sociale di un’azienda web 2.0

29 Settembre 2009 · 1 Commento

benvenuto-prestiamoci

 

 

 

 

 

 

Quando un’azienda si pone al centro degli spazi sociali deve saper presentarsi con una propria identità per essere riconoscibile, e deve sviluppare una voce per poter conversare con i propri clienti, consumatori e gli altri utenti della rete. Più che uno statico posizionamento di mercato, la “voce della marca” implica un coinvolgimento dinamico, una sua personificazione, che da una parte incarna ed esibisce i valori dell’azienda, dall’altra adatta i contenuti di conversazione a seconda del contesto sociale in cui interagisce.

Sviluppare l’identità aziendale in un programma di social marketing richiede metodologia, ricerca, strategia, autenticità. E creatività. Il nuovo logo di Prestiamoci è uno degli elementi dell’identità dell’azienda; la voce grafica del desiderio di contribuire alla crescita economica della propria community. Lo abbiamo disegnato pensando meno al mondo tecnologico e della finanza e più a quello delle persone a cui il nuovo modello economico si propone. Abbiamo adottato un trattamento il più possibile unico e riconoscibile, un font monocolore, un simbolo flessibile abbastanza per adattarsi a diversi contesti e una gamma cromatica coerente con le competenze finanziarie dei fondatori. La scelta finale tra numerose varianti è il risultato di un processo di scambi e di confronti tra noi, i soci, le loro famiglie, e i loro sostenitori.

Dal primo ottobre 2009 Prestiamoci è online con il nuovo logo e un nuovo sito, ma anche un blog, una pagina su facebook, linkedin, twitter e friendfeed, per poter condividere storie di progetti e di passioni con la gente; un concetto sottostante a contenuti ed esecuzioni diverse. Così alcune voci saranno più autorevoli e competenti, altre più famigliari ed amichevoli, altre ancora favoriranno la partecipazione degli utenti in uno scambio bidirezionale.

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Prestiamoci, a settembre anche il prestito tra persone parla italiano

18 Settembre 2009 · 7 Commenti

The Hub Milano

Prestiamoci ha ottenuto da Banca d’Italia l’autorizzazione a operare nel settore del prestito tra persone e farà il suo ingresso sul mercato alla fine di questo mese. Noi di TheGoodOnes siamo felici di affiancare il team di Prestiamoci nel ruolo di consulenti di comunicazione e social marketing poichè, oltre a fornire un servizio utile e innovativo, Prestiamoci è una realtà basata interamente sul p2p e condivide con il web 2.0 i valori di comunità, condivisione, sostegno reciproco, fiducia e trasparenza.

Prestiamoci è la prima comunità di prestiti tra persone nata in Italia per il mercato italiano e si rivolge alle famiglie e alle PMI, con un occhio di riguardo verso i giovani che vogliono mettersi in gioco e le donne, spesso mamme imprenditrici. Prestiamoci consente ai propri membri di fare investimenti e ottenere prestiti a un tasso vantaggioso per realizzare passioni e progetti in ambito sia professionale che privato. L’utilizzo della rete e il concetto di community si traducono dunque in due importanti valori aggiunti: da un lato questo sistema permette di risparmiare in maniera significativa sui costi di transazione legati ai sistemi tradizionali e, dall’altro, da vita a una comunità di persone che dialogano direttamente tra loro, scambiandosi oltre al denaro anche informazioni, suggerimenti e consigli. Ne risulta un ambiente flessibile, economicamente sostenibile, basato sulla comunicazione e fortemente caratterizzato da trasparenza e fiducia.

Questi sono i valori che caratterizzano il p2p in tutte le sue forme. Gli esempi non mancano e, anzi, la tendenza è in aumento. In un mondo che per certi versi sembra andare letteralmente a rotoli è confortante e, soprattutto, stimolante scoprire che la parola del futuro è fiducia.

Gli Affidabili, cito dal sito: “è la prima community online italiana di servizi gratuiti p2p dove puoi crearti una reputazione grazie al feedback degli altri utenti.” In altre parole, su questo sito si possono reperire professionisti di qualsiasi genere, dal falegname al web designer, passando dalla badante, sino ad arrivare alla guida turistica. Ogni membro della community ha una propria pagina che contiene dati e indicazioni precise sulla sua attività, sotto alla quale si trovano i commenti di chi ha usufruito del servizio. Se leggiamo dieci commenti positivi postati da dieci utenti diversi, abbiamo la certezza quasi matematica di avere a che fare con una persona affidabile. Il meccanismo del “chiedo consiglio a un amico” tramite la rete si amplia in maniera esponenziale senza, tuttavia, perdere la propria principale caratteristica e, cioè, quella di fornirci indicazioni che ci facciano sentire al sicuro dalle fregature, quelle che, per altro, lontani dalla rete, nel mondo reale, ci capita di prendere sempre più spesso!

Mamme nella rete è un  sito che attraverso canali diversi (forum, blog, tv, consigli degli esperti e via dicendo) ruota intorno all’universo delle mamme di oggi, donne che tra lavoro e famiglia non hanno un momento per concedersi una pausa, donne che trovano in rete il luogo d’incontro per confrontarsi, chiedere consigli, dare suggerimenti o condividere tutti quei momenti, spesso belli, altre volte difficili, che caratterizzano le loro vite. Alcune mamme preferiscono l’anonimato – ci sono domande e problematiche che possono mettere in difficoltà oppure in imbarazzo – altre invece decidono di rafforzare i legami nati in rete incontrandosi di persona e dando vita a progetti concreti sul territorio come, per esempio, il Mom Camp. Il p2p diventa così lo strumento che permette l’instaurarsi di legami di fiducia che spesso si tramuntano in Amicizie con la a maisucola.

The Hub Milano nasce con l’intento di ispirare e sostenere progetti innovativi e imprenditoriali per un mondo radicalmente migliore. Le idee non mancano di certo. Il problema per chi le ha è come metterle in pratica. Di fronte a immensi ostacoli da superare quotidianamente, molti imprenditori e innovatori sociali si scoraggiano e rinunciano. L’obiettivo di The Hub Milano è quello di creare uno spazio che combini il meglio di un club privato, di un incubatore per imprese sociali, di un ufficio high tech e di un think-tank, uno spazio immerso in una rete internazionale capace di offrire a Milano un ambiente che risponda al crescente bisogno di creare un futuro più etico e realmente sostenibile. Il confronto costante e il dialogo diretto tra persone e settori diversi, reso possibile dalla condivisione dello spazio (la cui sede sarà a breve inaugurata in via Paolo Sarpi a Milano), permette la nascita di una comunità dall’alto potenziale creativo e produttivo basato sui concetti di condivisione, sostegno reciproco e fiducia. E TheGoodOnes ne fa già parte.

Online o offline poco importa, quello che conta è che sono le persone a costruire il mondo in cui viviamo; per questo motivo i luoghi e i “non luoghi” della rete, che rendono possibile l’incontro e la condivisione, diventano la lente attraverso cui guardare al futuro con il sorriso.

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Chi ha paura dei social media?

7 Settembre 2009 · 2 Commenti

I social media hanno dato un grande potere alle persone e il controllo della comunicazione è già passato dalle marche ai consumatori, le aziende sanno che si parla di loro, dei loro prodotti e dei loro servizi che lo vogliano o no; superare il timore della perdita del controllo, del confronto e delle critiche dei consumatori implica innanzitutto un cambiamento culturale del management con un approccio strategico e una metodologia professionale.

 Chi ha paura del social marketing

Circa il 90% dei manager crede che il social marketing sia efficace nel costruire notorietà e generare traffico sui siti e sempre più intendono aumentare gli investimenti sui canali sociali (Marketing Sherpa 09). Ma percentuali a parte, quando presentiamo un programma di social marketing non dobbiamo sottovalutare che confrontarsi con i consumatori negli spazi sociali significa per l’azienda impegnarsi in un diverso tipo di comunicazione a cui era abituata, per  intraprendere un dialogo diretto e trasparente, una relazione senza intermediari, senza spot, senza rassicuranti GRPs.

La carenza di uno staff competente, l’incapacità di misurare il ROI in modo univoco, la complessità tecnica, la non rilevanza per il proprio mercato, la mancanza di una voce specifica di budget, sono spesso le motivazioni addotte e che, reali o presunte, comunque devono essere risolte per poter avviare un programma di social marketing efficace.

Il nuovo impegno dell’azienda diventa il nostro impegno per accompagnarla negli spazi sociali con un programma ben pianificato; sviluppare un programma di social marketing significa sviluppare una voce sociale coerente con l’identità aziendale, attraverso una metodologia affatto improvvisata e che richiede ricerca, strategia, creatività. Un processo che in TheGoodOnes inizia con alcune domande “Dov’è l’azienda oggi, dove vuole andare, chi sono i suoi interlocutori?” per proseguire con la selezione dei canali e dei modi più adatti per interagire con la propria audience. Il nostro processo si sviluppa in 7 fasi:

  1. ANALISI DEL PASSAPAROLA
  2. PIANIFICAZIONE STRATEGICA
  3. VOCE SOCIALE DELLA MARCA
  4. ARCHITETTURA SOCIALE
  5. CAMPAGNA RELAZIONALE
  6. NUTRIMENTO DELLE RELAZIONI
  7. ANALISI E VALUTAZIONI

In questo modo il social marketing può offrire la concreta opportunità di una relazione diretta con i propri consumatori, e le aziende possono imparare dall’ascolto e dall’osservazione, espandere la base dei propri affezionati, costruire e migliorare la propria reputazione, creare interesse su prodotti e servizi, ispirare una relazione duratura e fedele.

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Siamo andati a surfare!

31 Luglio 2009 · 1 Commento

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→ 1 CommentoCategorie: social media marketing
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I consumatori comprano la capacità che ha l’azienda di relazionarsi con loro

27 Luglio 2009 · 2 Commenti

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Credo che molte delle domande delle PMI nei confronti dell’uso dei social media possono convergere in una sola questione “come posso stabilire una relazione con il mio target e come questa relazione può essere proficua per la mia azienda”.

Vendere ha spesso una connotazione negativa, ma il successo di un’azienda si basa ancora sulla crescita del suo fatturato; allora forse in un sistema economico 2.0 il punto diventa “i clienti comprano la capacità che ha l’azienda di relazionarsi con loro”. E la capacità che ha l’azienda di relazionarsi con la propria audience non dipende solo dalla quantità di social network in cui è presente o dalla bontà dell’implementazione tecnologica; non si tratta solo di usare o non usare Facebook, Linkedin e Twitter… Qualsiasi sia l’audience con cui si vuole instaurare un dialogo, qualsiasi sia il motivo per farlo, qualsiasi sia la strategia sociale, il cuore di un programma relazionale è costituito dalle persone e dalle loro motivazioni all’interazione; è quello che si chiama contenuto, quella capacità creativa di dare uno stimolo e ottenere una risposta per stabilire la relazione.

La capacità di creare contenuti rilevanti non è un punto nuovo, ma rimane un punto che gli operatori della comunicazione, aziende e agenzie, spesso dimenticano; gli uni per vendere i propri prodotti gli altri per vendere i propri servizi tecnologici o creativi.

Quando disegniamo un programma di relazione, dedichiamo molto tempo e risorse all’ascolto di quello che le persone esprimono attraverso i social network; sono loro che ispirano i contenuti creativi del dialogo, che poi verrà implementato attraverso gli applicativi e i canali più adatti. Si tratta di adottare una nuova forma di creatività che vede collaborare “agenzia-cliente-consumatori” (un triangolo che affligge gran parte delle agenzie) in forme diversamente infinite e che portano in sé quel “contenuto rilevante” per il cliente. Perdita di paternità creativa? Non lo crediamo proprio, anzi… ecco due esempi che ci appartengono:

Le mamme digitali si raccontano in rete; partendo dal loro ascolto e partecipando alle loro conversazioni, abbiamo individuato gli insight e i driver di conversazione che ci hanno permesso l’elaborazione creativa del personaggio Mr. Baby e delle sue storie animate. Lo abbiamo fatto con la nostra capacità interpretativa e condividendo la nostra creatività con quella delle mamme.

Tracce Mobili è un progetto di ricerca creativa sui vissuti e gli stili di vita contemporanei legati alla scarpa e alla mobilità urbana. Un’analisi del presente per raccogliere evidenze sui vissuti, stili di vita e produrre stimoli ispirativi a supporto dei designer della linea Rossetti ONE. 1.700 immagini di persone che usano la bici. In città tra lavoro, aperitivi e semplici passeggiate; sul web, dalle pagine di Myspace a quelle di Facebook, passando attraverso gli innumerevoli blog dedicati al simbolo della nuova mobilità.

Anzichè focalizzarsi troppo sul prodotto e sull’aspetto tecnologico, questo approccio creativo-relazionale si fonda sull’osservazione e sull’ascolto delle persone; preziosa fonte di ispirazione, come lo è la partecipazione attiva degli individui in rete che permette la condivisione di straordinari contributi.

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Cosa chiedono le PMI al Social Media Marketing?

20 Luglio 2009 · 19 Commenti

Le 18 domande che troverete qui sotto sono alcune delle domande che i nostri client e i nostri prospect ci hanno posto e che ci hanno tenute impegnati negli ultimi mesi di lavoro; questioni più o meno complesse sul marketing nell’era del consumatore, questioni mai banali, che rivelano come i manager delle nostre aziende vivono il social media marketing: a volte l’entusiasmo si mescola alla diffidenza, l’ego si deve confrontare con la condivisione, i risultati misurabili con nuove capacità interpretative…

pensieroso

1 – Abbiamo già pianificato una consistente campagna banner per cambiare la percezione del nostro servizio; perché non ha funzionato?

2 – Twitter va bene per veicolare sconti e promozioni?

3 – Perché su Facebook ci sono aziende con un profilo personale piuttosto che con una pagina aziendale?

4 – Mi sembra che l’unica soluzione efficace per comparire nei motori di ricerca sia pagare Google e che le keywords servano a poco. Allora mi spiegate perché diavolo vi pago la consulenza SEO?

5 – Quanto costa lo sviluppo di una application su Facebook?

6 – Perché mai dovremmo usare Linkedin nella campagna social media?

7 – Come possiamo integrare tecnicamente e strategicamente social network e CRM in ottica 2.0?

8 – Non abbiamo le competenze interne per seguire un blog; e se poi ci fanno domande specifiche? E se poi falliamo negli obiettivi?

9 – Possiamo automatizzare i nostri interventi sul blog aziendale e i vari micro-blog che utilizziamo?

10 – Come affrontiamo la possibile dispersione dell’identità di marca nel mare dei social media?

11 – Non ci interessa vendere più prodotto; come possiamo sfruttare i social network per veicolare il patrimonio storico della marca?

12 – Che differenza può portare alla mia azienda il social networking? Quali sono i risultati che ci possiamo attendere, quali sono i costi…

13 – Chi è il mio vicino? Lo posso identificare con Google Maps?

14 – Mettiamoci uno stagista, un appassionato smanettone… che ci vorrà mai a gestire un blog e un paio di social network?

15 – Oltre agli argomenti strettamente legati al nostro business, come possiamo integrare nel blog aziendale contenuti su quello che ci è più affine?

16 – Pubblicare il nostro studio di settore su Slideshare? Ma così non ci esponiamo troppo?

17 – Ho visto che un’azienda concorrente è su Twitter, la seguiamo con un account anonimo o con quello dell’azienda?

18 – Come può la mia forza vendita usufruire dei canali di contatto messi a disposizione dai social network?

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